Insetti e sostenibilità: Silvio Piccinini scopre l’accoppiata vincente

La curiosità è il motore di tutto”, ma lo è anche la consapevolezza che “saremo quasi 9 miliardi nel 2050, che il mondo è uno e dobbiamo tenercelo caro”. Questo è ciò che ha spinto Silvio Piccinini, perito agrotecnico esperto in entomologia ed entomofagia, nonchè direttore di Nutripeople (progetto nato nello Zambia con lo scopo di allevare insetti e impiegarli contro la malnutrizione), ad appassionarsi al mondo degli insetti tanto da farne il focus della sua ricerca. In questa chiacchierata con la nostra Giulia, Silvio ci ha spiegato come utilizzare questa nuova frontiera dell’alimentazione come risorsa per vincere la sfida della sostenibilità.

G:   Silvio, facciamo quattro chiacchiere insieme su un ambito di cui oggi si sente raramente parlare, quello degli insetti, nonostante si tratti di un tema curioso e che riserva tante scoperte. Non voglio anticipare troppo, lascio subito a te la parola, chiedendoti di raccontarci qualcosa della tua particolarissima passione. Cosa ti ha portato ad avere questo interesse?

S:   Parto dalla cosa fondamentale, dal motore di tutta questa avventura: la curiosità.  Bisogna essere curiosi, per cui, io sono sempre stato fondamentalmente una persona molto curiosa, molto legata al mondo della scienza, per genetica mia. Ho cominciato a interessarmi di insetti ormai da sette anni: sto cercando di capire, di andare oltre all’utilizzo che si fa. Banalmente, l’ape è un insetto e noi ci nutriamo di miele da duemila anni, per cui non è così sconosciuto questo mondo, però culturalmente il popolo occidentale si è dimenticato che mangiava in antichità insetti. Ci sono degli scritti di epoca romana che citano il consumo di cavallette: ce l’abbiamo nella genetica, ce ne siamo solo dimenticati un po’. Per cui la curiosità è il motore che spinge tutta questa avventura e che spinge questo mondo, peraltro vastissimo, perché sono 2000 le specie di insetti, mentre i mammiferi e gli uccelli sono nettamente molti meno. Ma oltre alla curiosità c’è la voglia di fare qualcosa di nuovo, di raggiungere obiettivi nuovi, e di poter, nel mio piccolo, affrontare le tematiche che proprio stanno venendo fuori in maniera importante negli ultimi dieci anni: l’aumento della temperatura, la desertificazione, la crescita della popolazione nel mondo... In sostanza per me nasce tutto dalla curiosità e dalla voglia di agire per cercare di risolvere alcuni problemi, mettere la gente sulla retta via e fare capire che purtroppo saremo quasi 9 miliardi, nel 2050, il mondo è uno, e dobbiamo cercare di tenercelo caro.

G:   Penso anch’io che la curiosità sia il motore di ogni cosa. E poi certamente l’azione: cos’è un pensiero se si limita a rimanere dentro una testa? Passiamo anche noi all’azione, quindi, e procediamo. So che hai costruito alcune fattorie in cui si allevano dei grilli bimaculati, in Zambia. Pare che questi grilli siano molto utili per la produzione di una farina proteica che viene utilizzata come una risorsa alimentare sia per gli animali che per gli uomini che vivono nei paesi in via di sviluppo, generalmente sottoposti ad un’alimentazione molto povera di proteine. Com’è nata la tua idea? Hai avuto qualche aiuto nella messa in atto di questo grande progetto?  

S:   Sì, diciamo che qualcuno prima di me ha detto, “siate affamati, siate folli”. Bisogna essere affamati, bisogna essere folli, se no le cose se aspetti che cadano dal cielo non succede niente; ti devi mettere in gioco, ci devi credere. Il progetto è stato scritto da me tra il 2015 e il 2016. mi sono posto delle domande rispetto a certe tematiche. Prima di tutto dove fare il progetto: l’Africa è grossa. La prima idea di base era il Kenya, poi l’ho scartata per un motivo di sicurezza, e i fatti degli ultimi tempi ci confermano che non è proprio una zona sicura. Per cui è stato scelto lo Zambia. Ho fatto 6/7 mesi di lavoro, di collegamento. Dopodichè mi sono trovato con questo bellissimo progetto in mano, e adesso cosa ne facciamo? Devo dire che ho avuto molto appoggio dal mondo scientifico e universitario. Il primo ok scientifico di validazione programma è stato dato dalla Dottoressa Laura Gasco, professoressa ordinaria al dipartimento di scienze agrarie forestali e alimentari di Torino, che ha letto il progetto ed è rimasta entusiasta.  Due anni fa è entrata anche l’università Madison del Wisconsin come partner, e anche da lì ci viene dato supporto scientifico e supporto in loco perché intrattengono un rapporto privilegiato con dei ricercatori dell’università di Lusaka che seguono il progetto in loco. Abbiamo quindi imbastito una rete scientifica abbastanza importante che dà credibilità e scientificità al progetto. Detto questo, siamo andati in Zambia, abbiamo iniziato a costruire in mezzo al bush africano queste micro farm (che non sono altro che piccole casette). All’interno di queste sono inserite delle vasche di plastica, dove vengono allevati i grilli; il grillo in fase adulta depone le uova, poi nascono i piccolini. Perché il grillo bimaculatus? Perché è un grillo che c’è nell’Africa e si riesce a reperire in natura; non ci sembrava il caso di andare a inserire un insetto estraneo a questo ambiente. Il bimaculato è presente in Zambia e in tutta la fascia centrale dell’Africa, per cui non era un problema. Siamo andati a raccogliere grilli per le campagne africane e abbiamo iniziato ad allevarli.

G:   Sembra una bella avventura, ma non lasciarci col fiato sospeso! Raccontaci un po’, come avviene questo allevamento? E poi scusa, i grilli possono davvero essere un toccasana nella dieta della popolazione africana?

S:   L’apporto di proteine che loro hanno in dieta sono legumi, leguminose, carne di pollo una tantum, bovini e ovini praticamente quasi mai, e mangiano i pesci del lago Kariba, che sono pesci d’acqua dolce però, non d’acqua salata, per cui è pesce che viene pescato, essiccato, e poi consumato chissà dopo quanto tempo. Le proteine si degradano tutte dopo tanto tempo e a temperature alte. Ecco, invece loro culturalmente già li mangiano perché ci sono. Mangiano gli altri insetti nel loro periodo stagionale, mentre i grilli li allevano, e i grilli ci sono tutto l’anno. Per cui l’allevamento è una continuità proteica che loro hanno, un’integrazione proteica nella loro dieta, che fondamentalmente è fatta di carboidrati, cioè di farina di mais bianco (che loro chiamano nshima). L’allevamento del grillo avviene così: vengono presi i grilli adulti, vengono posti in vasche di plastica e messi in condizione di deporre le uova. Dopodiché si schiudono le uova in questo terreno e nascono i grilli.

G:   davvero incredibile, e magari adesso mi dirai anche che l’allevamento e la produzione di prodotti a base di insetto è più sostenibile rispetto alle risorse necessarie per alimenti che derivano da ovini e bovini. Sarebbe una svolta! Tu mi stai proponendo una soluzione che concilia nutrizione e sostenibilità? Scusa la domanda, ma al giorno d’oggi la sostenibilità è davvero un tema super scottante, di cui tutti parlano in numerosissimi settori, tra cui naturalmente anche quello alimentare. In effetti, a noi può sembrare normale mangiare carne e pesce in quantità, ma non ci rendiamo conto che le modalità tramite cui questi prodotti arrivano sulle nostre tavole sono spesso molto inquinanti e richiedono l’utilizzo di ingenti quantità di risorse, che forse, con un po’ di attenzione e qualche nuova idea, potrebbero essere meglio impiegate. Cosa ne pensi?  

S:   Sì allora, vi do due dati. 100 grammi di carne bovina, mediamente, contengono 21/22% di proteine, okay? Con 100 grammi di grillo, siamo sui 65/67% di proteine. Un maiale al giorno, quanta acqua spreca? Mediamente 35 litri di acqua al giorno. A questo punto capite che se alleviamo un suino da piccolo, lo portiamo al peso di 170/180 kg e calcoliamo i giorni di allevamento, se mediamente sono 30 litri d’acqua, buttiamo via un sacco d’acqua. Con un allevamento di grilli questo spreco d’acqua non avviene: i grilli bevono pochissimo, circa 30 litri in un mese e si mantiene lo stesso rapporto di proteine, calcolando che io con 100 g di bovino ho il 21% di proteine e con 100 g di grillo ne ho il 65%. È un po’ diverso il rapporto di proteine prodotte. Questo riguarda non solo l’acqua, ma anche il suolo. Se io devo fare un allevamento intensivo di mucche, di bovini o di suini ho bisogno di grosse grosse metrature. Anche per fare insetti, ma a pari metratura ho il triplo di proteine prodotte. Perché l’insetto converte di più. Per non parlare dell’inquinamento, perché i bovini e i suini producono feci, urine (che vanno ad inquinare le falde acquifere) e Co2. Gli insetti non producono Co2, e il fertilizzante e la materia che io scarto dall’allevamento degli insetti posso usarlo come ammendante del terreno, che non mi da grossi problemi e non puzza. È un’altra gestione, diciamo. Non solo questo. Gli insetti sono ricchi di ferro, di zinco, di omega 3 e 6. Già i popoli africani, quando le donne sono in gravidanza, e hanno carenza di ferro, danno loro insetti da mangiare perché sanno che questi contengono molto ferro. Poi hanno un grosso apporto di vitamina B12, per esempio. E la catena degli amminoacidi, ha molti grassi insaturi e pochi grassi saturi. Per cui sicuramente a livello nutrizionale sono molto validi, e poi hanno un fattore di conversione molto alto, nel senso che un bovino per convertire quel famoso 21% di proteine deve consumare molta acqua, molto suolo e molto mangime, mentre l’insetto in genere mangia meno e converte di più. E poi cosa non banale, l’insetto lo utilizzo al 100%, il bovino lo utilizzo se va bene al 60/65%, tutto il resto è scarto, o comunque sotto prodotto che viene usato per fare altro e non per l’alimentazione umana. Altra cosa molto importante: gli scarti del grillo sono un ottimo ammendante e aiutano il terreno ad essere più fertile.

G:   Da non credere, davvero. Ma ora è il momento della domanda clou: sii onesto, e dicci, ma questi insetti sono gustosi? Non riesco proprio a immaginarmeli come un piacere per il palato, smentiscimi. Quale insetto da sgranocchiare consiglieresti ai nostri ascoltatori al cinema, davanti a un bel film? 

S:   Il grillo è molto buono, sa di popcorn, sostanzialmente, se devo fare un paragone. Tra il popcorn e la nocciolina, ma per il cinema è meglio la camola della farina.

G:   Adesso è ora di un cambio di rotta: ampliamo il raggio d’azione e spostiamoci dall’industria alimentare al mercato nella sua totalità. Esistono per caso altri settori di applicazione in cui gli insetti possono essere impiegati?

S:   in Africa, per Nutripeople, insieme all’università Madison nel Wisconsin, a parte il miglioramento delle persone che hanno cominciato a nutrirsi di insetti, gli insetti stessi (i grilli) dandoli alle galline, hanno portato le galline ad aumentare la produzione di uova. Hanno quindi notato che c’è questo aumento di produzione perché sono galline che, che “spiluccano” nel cortile africano e che mangiano poco e niente (non dobbiamo pensare alle nostre galline da allevamento intensivo). Dando loro un apporto di proteine e di sostanze di questo tipo, le performance delle galline sono aumentate e in effetti il dato clinico che abbiamo avuto è che le condizioni generali di alimentazione delle persone che avevano un’ ipoproteinemia (ossia un basso apporto di proteine) è aumentato sensibilmente. C’è tutto il campo della mangimistica, se vogliamo andare a vedere. Per esempio nell’alimentazione dei pesci - dove magari si usa un altro tipo di insetto che può essere la camola della farina o mosca soldato - : l’insetto può essere utilizzato per la mangimistica dei pesci, perchè essi di natura mangiano gli insetti. Adesso negli allevamenti intensivi, al pesce diamo farina di pesce, che è un controsenso assoluto, e svuotiamo il mare di pesce.  Ci sono studi nel 2020 che dimostrano che nel 2045 i mari saranno vuoti, non ci sarà più pesce perché lo stiamo tirando fuori tutto. Ma non tanto per mangiare noi, ma per dare da mangiare ad altri animali, perché la maggior parte dei mangimi della zootecnia contiene farina di pesce, per cui diciamo che c’è un po’ un’inversione di rotta.

G:   Vedremo cosa ci riserverà il futuro, insomma. e allora perché no, parliamo di futuro. Ogni attività che si rispetti, ogni nuova idea, funziona solo se in sé ha possibilità di sviluppo, di crescita e maturazione. Dalle tue parole, sono molto fiduciosa sul fatto che la nuova frontiera dell’impiego alimentare degli insetti sia un settore in espansione, che è ancora allo stato embrionale del suo ciclo di vita. Tuttavia chiedo conferma a te che certamente, dati i tuoi numerosi studi e la tua ricerca ed esperienza, sarai sicuramente in grado di essere più esaustivo. Il business degli insetti, in un futuro, potrebbe approdare nel contesto occidentale? Te lo chiedo, perchè a volte noi persone sappiamo essere di mentalità molto chiusa, e di vedute strette. Non è sempre facile cambiare abitudini e dare la possibilità alle novità di stupirci e dimostrare la loro efficacia. quindi sono curiosa, come pensi che questo settore sarà tra 10 anni?

S:   Questo settore esiste già, sia in America, sia in Asia, e anche in Europa. C’è già un mercato in Europa, ci sono già grosse aziende che allevano e producono prodotti, sia in Europa, sia in America che nel sud est asiatico. Io penso sia un settore in forte espansione: ci sono già delle proiezioni di mercato americani che danno all’allevamento insetto e al business insetto importante per i prossimi dieci anni. Noi per quanto riguarda il progetto Nutripeople stiamo spingendo anche su questo: stiamo cercando di far capire a questi farmer che dopo l’aspetto di sostentamento e di apporto proteico c’è quello del business, cioè può diventare un piccolo lavoro per loro, fare l’allevamento di grilli o di insetti in genere. C’è ancora tanta strada da fare, che sono le barriere culturali e tutta una serie di cose, però io penso che sarà l’unica strada percorribile se vogliamo cambiare qualcosa.

G:   Eccoci giunti al termine dell’intervista. Gli spunti sono stati tanti, soprattutto in tema di sostenibilità, argomento di cui oggi si sente parlare tantissimo. Ogni innovazione deve essere accompagnata da un’evoluzione che sia anche culturale, ed è necessario uno sviluppo in questo senso. Noi speriamo in questa evoluzione, ma dobbiamo ricordare che il cambiamento inizia da noi. Bisogna avere coraggio, ampliare le vedute. Quindi forza, lasciamoci alle spalle abitudini malsane per noi e per l’ambiente, e ricominciamo da capo, per garantire a tutti quanti un futuro migliore.

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