Personal development e finanza: i consigli di Margherita Casale per vivere al meglio l'università

“Bisogna regalarsi chances, bisogna lasciarsi stupire, mettersi alla prova, cadere, rialzarsi, imparare...e oggi abbiamo abbastanza stimoli dal mondo esterno, che non esagero a dire che possiamo fare e diventare tutto ciò che possiamo immaginare. Ma per far ciò abbiamo bisogno di tre ingredienti essenziali: la disciplina, lo scopo e non ultima anzi la più importante, la gratitudine.”  Margherita Casale, responsabile marketing strategico di Lynceus Partners ed eccellente esempio di finanza al femminile, ci racconta quanto sia importante saper cogliere a pieno le opportunità che il periodo universitario ci offre e quali possano essere le esperienze più sfidanti e arricchenti. Ma ci parlerà anche del legame tra finanza e sostenibilità, e di come quest’ultimo stia cambiando il futuro.

F:  Ciao, io sono Francesca e oggi assieme a Margherita Casale parleremo di crescita personale e di sviluppo di carriera. Margherita è una Alumna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ed è riuscita a portare valore e innovazione nel suo settore perché oltre ad aver fatto strada come donna in un mondo storicamente e tradizionalmente maschile, promuove l’importanza della sostenibilità, tema oggetto della tesi di Laurea, nell’intricato settore della finanza. Avete carta e penna alla mano? State pronti per scoprire tutto quello che nessuno vi ha mai detto sul settore della finanza. Margherita, hai saputo cogliere e sfruttare al meglio le occasioni di studio e di esperienza personale, fino dai tempi dell’Università. Prima di cominciare, puoi raccontarci quando è nato l’interesse per la finanza?

M:  Quando è nato questo mio interesse in questo ambito: onestamente non c’è un aneddoto preciso che mi ha condotto a intraprendere un percorso universitario focalizzato sui mezzi finanziari. Fin da sempre ho avuto un interesse naturale verso temi di attualità e la voglia di saperne di più, la curiosità di sapere meglio alcuni meccanismi che governano la nostra economia mi ha spinto in maniera del tutto naturale a scegliere un percorso di questo genere. Non ricordo di aver avuto dubbi o esitazioni in merito e non ricordo nemmeno di aver contemplato mai una seconda scelta, un piano B. Sentivo che sarebbe stato un percorso che mi avrebbe appagato e così è stato! Ho scelto un percorso di laurea molto specializzante, già dalla triennale, focalizzato sui mercati e gli strumenti finanziari e rifarei tutto così come ho fatto, non ho rimpianti. Ogni giorno mi sono lasciata un po’ stupire da quello che ci offrono le persone che ci circondano, da quello che ci offre il contesto universitario, da quello che offre un contesto lavorativo, e lavorare in una banca di investimento a respiro internazionale e leader in questo settore è qualcosa di cui sono immensamente grata. Ma preciso: non mi sento arrivata, anzi, il contesto in cui vivo attualmente lo considero come punto di partenza e non di arrivo. Ci tengo a fare un’altra precisazione: non sono grata perché sul curriculum posso mettere un nome altisonante di una banca riconosciuta a livello mondiale perché non è quello che ti qualifica come buono o cattivo professionista: sono grata perché ho avuto ed ho la fortuna di lavorare con delle persone fantastiche che non hanno avuto paura di darmi tanto, di darmi tanta fiducia, tanta responsabilità, tanta visibilità...e penso che tante volte, soprattutto all’inizio della propria carriera, sia più importante scegliersi il capo anziché il lavoro, perchè un buon capo riesce a coinvolgerti, travolgerti e farti amare il lavoro che fai. E questo può capitare sia nella grande che nella piccola società: quindi sentirsi non semplicemente un dipendente ma sapere di essere importante nell’organizzazione per cui lavori perché ci sono persone che riconoscono e premiano il tuo lavoro, penso che sia la più grande soddisfazione che si può capitalizzare nel tempo.
 
F:  Quale ritieni essere il giusto approccio ad un settore che per definizione è imprevedibile, dinamico e sfaccettato? E quali sono a tuo avviso tre keyword che possono guidare un giovane neolaureato che, all’inizio della propria carriera, si approccia al settore della finanza?

M:  Lavorare dove lavoro non era una cosa che avevo previsto, non ho mai fatto progetti a lungo termine in verità: mi piace molto vivere il presente, il qui e adesso. Sono solita pensare in maniera strutturata. Raramente le cose vanno come tu le programmi: gli imprevisti a volte sono l’unica certezza e l’unica soluzione per pensare in maniera strutturata e agire in maniera istintiva: uscire fuori dagli schemi penso che sia la via maestra da seguire in tutti gli ambiti, se vogliamo uscirne vincitori ovviamente. Ci sono molte probabilità che il lavoro che attualmente svolgo io o che fanno altre milioni di persone, tra dieci o quindici anni non esisterà più. Quindi che si fa? Si smette di lavorare? Bisogna regalarsi chances, bisogna lasciarsi stupire, mettersi alla prova, cadere, rialzarsi, imparare...e oggi abbiamo abbastanza stimoli dal mondo esterno, che non esagero a dire che possiamo fare e diventare tutto ciò che possiamo immaginare. Ma per far ciò abbiamo bisogno di tre ingredienti essenziali: la disciplina, lo scopo e non ultima anzi la più importante, la gratitudine.

F:  Certamente disciplina, scopo e gratitudine sono tre parole chiave che possono guidare la strada di un giovane alle prime esperienze qualsiasi sia il settore a cui si avvicina. Si dice spesso che fare esperienza fin da giovani, paga nel lungo periodo. Quanto ha giocato, ai fini della tua formazione professionale, aver preso parte ad attività extra-curriculari? 

M:  Penso sia stato fondamentale: sono le esperienze che mi hanno maggiormente arricchito e mi hanno fatto crescere. L’università in generale penso non debba essere semplicemente frequentata, è qualcosa che deve essere vissuto pienamente: non penso sia il massimo andare in università, seguire i corsi poi tornare a studiare nella propria stanzetta. La si vive un po’ a metà così. L’università è anche altro: è un luogo di scambio, di confronto, di dibattito, di tante altre attività culturali che ti danno valore. è un luogo che ti permette di fare network, di conoscere persone di culture differenti.
Detto questo non esiste il modo giusto o sbagliato per viversi l’università: perché si sono magari persone che la vivono in maniera differente perché dopo i corsi devono andare a lavorare per pagarsi la retta, quindi chapeau, ma chi ha la possibilità di viversi l’università e non lo fa magari per pigrizia, indifferenza o poco interesse, mi vien da dire che è proprio un peccato. Il periodo in cui si va all’università penso sia una delle cose più belle della propria vita. Ho conosciuto tante persone che mi hanno ispirato e arricchito: ho avuto l’opportunità di svolgere il ruolo di rappresentante degli studenti nel consiglio di facoltà di scienze bancarie ed essere eletta è stato sicuramente un onore, ma anche un onere che mi ha spinto fuori dalla mia comfort zone e a relazionarmi con le varie gerarchie del mondo accademico. In attività di associazionismo come queste ho speso veramente tanto tempo ma ad oggi penso sia stato il tempo meglio impiegato, perché è grazie ad attività di questo tipo che oggi in ambito lavorativo mi risulta facile destreggiarmi con tutti i livelli delle piramidi, delle strutture aziendali. Ho imparato a sentirmi a mio agio e ad adattarmi alle situazioni più improbabili. Quindi il mio umile consiglio è: se ne avete la possibilità, non perdetevi ciò che di bello può offrirvi l’università, fate network e circondatevi di energia positiva. 


F:  Com’è nata invece la collaborazione con Women in Business and Finance? Di quali attività si occupa l’associazione e quale ruolo ricopri all’interno del team?

M:  Non ho mai partecipato da studentessa a questa associazione, perché è stata fondata quando io non ero più una studentessa, ma partecipo alle sue attività da professionista. Ad oggi sono un Indipendent Advisor di Women in Business and Finance, e do il mio contributo nelle attività di formazione, di mentoring, di coaching, di tutoring alle giovani studentesse che vogliono approcciare il mondo della finanza. E devo dire, è una realtà di valore, con un elevatissimo potenziale, una realtà ben organizzata che arricchisce tanto, tutte le sue associate. Prepara benissimo le sue ragazze a quello che è il mondo del lavoro con tutto quello che concerne la gestione del tempo, la gestione dei progetti, la gestione di risorse: si acquisiscono competenze pratiche ma anche tante soft skills. Associazioni di questo tipo sono state un porto sicuro per molte studentesse che a causa della pandemia si sono ritrovate a dover rinunciare alla vita universitaria nel senso più umano del termine e ad una serie di attività extra curriculari. Women in Business and Finance ha avuto la capacità di portare avanti tutti i progetti in maniera digitale, anzi, ha intensificato il planning, ha tenuto attive le associate e in più, in momenti di sconforto che tutti in questi periodi hanno avuto, è stata una vera e propria forza trainante per la maggior parte delle studentesse.

F:  Durante il percorso universitario hai potuto cogliere l’opportunità di studiare presso alcuni programmi internazionali come ad esempio l’Harvard Business School e London School of Economics and Politcal Science. Che cosa ha contraddistinto la tua formazione all’estero e quale l’insegnamento che hai tratto da queste importanti esperienze?

M:  Beh, inutile dire che le esperienze all’estero sono utili tanto quanto le attività extra-curricolari: non fosse altro perché ci spingono a uscire dalla comfort zone e a fare i conti con quelli che sono i propri limiti, perché ebbene sì, tutti abbiamo dei limiti e dobbiamo riconoscerlo. Sono esperienze che ti arricchiscono perché devi misurarti con diversi approcci alla didattica, diversi metodi di studio, una lingua diversa dalla tua, colleghi di culture diverse, colleghi con storie e trascorsi differenti. Sono esperienze dove conta lo spirito con cui le affronti: perché se vuoi fare una summer school solo perché fa trend e vuoi riempire la casella “all’estero” sul tuo curriculum, consiglio vivamente di risparmiare tempo e denaro in qualcosa di più profittevole. Per cogliere tutto ciò che può offrire un periodo vissuto all’estero è necessario uno spirito d’avventura: bisogna avere la necessità di immergersi in quello che è il nuovo mondo che ti approcci a conoscere e se si parte da soli tanto meglio perché il processo di integrazione sarà ancora più veloce ma soprattutto autentico. Lo human factor fa sempre la differenza e io durante i miei periodi all’estero, oltre ad aver imparato tanto da un punto di vista accademico ho avuto modo di lavorare a diversi assignement con dei ragazzi che provenivano dall’altra parte del mondo, molti dei quali oggi sono addirittura miei colleghi di lavoro nelle varie dislocazioni geografiche o delle controparti con cui mi interfaccio lavorativamente parlando ogni giorno. Per concludere, sì le esperienze all’estero attive, no alle esperienze all’estero passive. 

F:  Quali possono essere i metodi per lavorare sulle proprie soft skills e quanto conta svilupparle parallelamente alle hard skills che si apprendono già tra i banchi delle università?

M:  Io penso che le soft skills vengano acquisite stando a contatto con la gente, perchè ogni giorno ci si ritrova a relazionarsi con persone diverse. L’empatia che si va a creare con le persone è una delle più grandi soft skills e come ogni cosa bisogna esercitarsi e andare oltre e capire la persona che hai di fronte, trovare un linguaggio utile per poter relazionarti con quella persona.

F:  Il tuo progetto di Tesi di laurea magistrale ruota attorno alla sostenibilità, un tema di cui si sente parlare ogni giorno, declinato in moltissimi ambiti. Nella fattispecie la tua formazione verte attorno al settore finanziario perciò: quali sono i punti in comune tra la finanza e sostenibilità? Credi che il futuro della finanza possa passare attraverso il tema della sostenibilità?

M:  Nella mia tesi di laurea magistrale ho approfondito il tema della microfinanza, analizzando il caso di BUSLIN che è una startup di cui io faccio parte, che opera nei paesi dell’Africa subsahariana attraverso programmi di microcredito in natura con principalmente due fini: il primo fine è quello di aumentare il sostentamento finanziario di alcune famiglie che posizionandosi sotto la soglia di povertà non sono ritenute meritevoli di fiducia e di aiuti microeconomici per la maggior parte di associazioni di microfinanza locali, il secondo fine è quello di creare un incentivo economico per valorizzare l’educazione e l’istruzione della prole e far sì che venga percepita come bisogno di prima necessità dalle famiglie di questi villaggi africani. Comunque oggi si cerca sempre di più esposizione all’impacting investing, perché oggi gli investitori non cercano solo profitti finanziari ma desiderano poter influire positivamente sulla società e sull’ambiente. L’impacting investing sta assumendo un ruolo prioritario, in particolare per i millenials che ricordo, oggi costituiscono quasi il 50% della popolazione mondiale e nei prossimi tre decenni erediteranno patrimoni per oltre 40 trilioni di dollari. Detto questo la sostenibilità sta diventando un valore essenziale in tutti i campi e non è una constatazione sorprendente perché il cambiamento climatico diventa sempre più evidente e i pericoli dell’ambiente e per salute dell’ambiente emergono sempre più chiaramente. Dal punto di vista degli investimenti è stato dimostrato che, subordinare la scelta dei titoli ai criteri di esg, quindi  i criteri ambientali sociali e di governance, migliora la gestione del rischio senza ridurre i rendimenti. Gli studi degli esperti, i casi accademici pubblicati sull’argomento mostrano che le aziende più efficienti dal punto di vista della sostenibilità ottengono in media migliori performance operative, sono meno rischiose, hanno costi di indebitamento e di capitale più contenuti e di rimborso su investimenti più redditizi. Ne consegue che un’azienda deve considerare la sostenibilità un fattore da seguire costantemente. Questi comportamenti se diventano profondamente radicati nella cultura e nei valori di un’azienda nel lungo periodo possono rappresentare un vantaggio competitivo. Nell’ambito del risparmio gestito, la direzione di utilizzo su questo fronte è abbastanza chiara: basti pensare che il valore degli asset e dei fondi negli etf e dei esg in Europa è salito dai 256 mld di euro nel 2013 ai 446 mld di euro alla fine del 2017. Mentre 10 anni fa molti investitori che inserivano i criteri esg nei loro investimenti conseguivano rendimenti minori, oggi la maggioranza di essi ritiene l’inclusione degli esg un modo per aumentare il rendimento del proprio portafoglio o un sistema quantomeno migliore per controllare i rischi. Numerosi studi hanno confermato la correlazione positiva tra la sostenibilità di una società e la sua performance finanziaria. La correlazione positiva poi riguarda tutte le asset class, le azioni, i mercati immobiliari, e viene riscontrata sia sui mercati sviluppati che su quelli emergenti anzi, in modo più marcato su questi ultimi. Dunque i criteri esg, la sostenibilità, non solo migliorano le performance commisurate al rischio degli investimenti ma stanno anche diventando un prerequisito per il successo di un’azienda. Questo dato conferma che un portafoglio sostenibile sicuramente non è un investimento antieconomico e che anzi performance e sostenibilità possono equamente convivere. Se c’è una cosa che la finanza può fare per il bene del mondo in cui viviamo è seguire i principi per gli investimenti responsabili. 

F:  Quanto è importante nel mondo della finanza cogliere con anticipo i futuri trend del mercato e quali saranno a tuo avviso le future evoluzioni di un settore che proprio per sua natura è dinamico e sfaccettato?

M:  Il tempo penso sia tutto, perchè passato presente e futuro sono tre facce di un unico valore: il tempo. E in un tempo in cui l’unica costante è il cambiamento e il futuro mi viene da dire appartiene agli audaci, il mondo della finanza ha il ruolo di individuare e di analizzare le forze strutturali e i mega trend che plasmano il nostro mondo e creare valore con delle soluzioni di investimento in ottica prospettica. E i trend in atto sono molteplici: uno l’abbiamo già menzionato prima: la sostenibilità. Ma pensiamo anche ad altri temi come la sicurezza in senso lato e la cyber security. Da quanto lo smart working, l’home office è diventato una necessità piuttosto che una scelta, la dipendenza nei confronti della tecnologia digitale è notevolmente aumentata. Stiamo quindi assistendo ad un’accelerazione della domanda di soluzioni che consentono l’upgrade di firewall e proteggono i sistemi dai virus. Da gennaio 2020 a marzo 2020, gli appalti informatici nascosti dietro il tema covid-19 sono aumentati del 30mila% e questo è un numero che terrorizza ma fa anche tanto riflettere. Poi la nuova tecnologia 5G sta ponendo sfide simili: è 100 volte più veloce dell’attuale tecnologia 4G e sarà cruciale per la diffusione nell’internet delle cose. Solo per citare due delle sue straordinarie applicazioni: il 5G consentirà alle automobili di muoversi senza guidatore e i chirurghi potranno operare da remoto. Con la sicurezza, con il 5G aumenterà il numero degli utenti finali sulla rete, ciò vuol dire che aumenterà anche il numero delle falle nella sicurezza: agli hacker basta un unico punto di accesso per entrare nella rete e nel peggiore dei casi manipolarla. Pensiamo al tema smart cities: nel 2050 il 70% della popolazione mondiale vivrà in città e non faccio fatica a pensare che il 5G sarà fondamentale nel funzionamento di queste città intelligenti. Pensiamo ancora al tema della robotica: un tema chiave in questo ambito è il ridisegnamento delle catene produttive, da strutture interne a esterne e da manuali ad altamente automatizzate. In passato l’outsourcing della produzione a economie emergenti ha consentito alle aziende di accedere ad una grande quantità di forza lavoro a basso costo. In futuro i robot svolgeranno un ruolo fondamentale nella ridefinizione della produzione dal punto di vista sia dei costi che delle risorse. Con l’avanzare della tecnologia, della robotica, i sistemi di automazione diventano meno costosi, più intelligenti e facili da usare. Questa tendenza li rende sempre più interessanti per una vasta gamma di usi e applicazioni: anche il settore dei servizi è destinato a divenire sempre più automatizzato nel tempo.  Poi un altro tema è quello della digitalizzazione del sistema sanitario: il covid-19 ha fatto nascere numerosi dubbi sull’efficienza dei servizi sanitari: non c’è quindi da meravigliarsi che la tendenza verso la digitalizzazione stia accelerando così rapidamente. Ciò risulta evidente nell’andamento della telemedicina, e nel crescente utilizzo del sistema artificiale per lo sviluppo dei farmaci. Pensiamo ad esempio alla tecnologia ad mRNA che ha usato Moderna per trovare un vaccino in 72 h dopo aver identificato la sequenza genetica del virus. Questo è impressionante. Per non parlare poi di Edutainment: il cambiamento tecnologico nel mondo dell’istruzione, renderà necessario un cambiamento nell’istruzione basata sul metodo tradizionale di insegnamento? In un mondo smart come quello che stiamo vivendo, smart learning dovrebbe essere una prerogativa. e risaputo che apprendiamo più facilmente se siamo emotivamente e praticamente coinvolti: da bambini non impariamo a camminare leggendo un libro sull’argomento, ma cadendo. Non è una novità. La novità viene invece dall’enorme gamma di offerte educative basata sul gioco e dell'entertainment, ora disponibili online sia per studenti che per lavoratori che hanno bisogno di reskilling. L'infotainment e la demification hanno appena fatto il loro ingresso in punta di piedi nel mercato dell’istruzione, perché gli istituti classici tradizionali non hanno ancora abbracciato questi concetti. L’Edutainment attualmente solo il 2% circa della spesa totale dell’istruzione, tuttavia sono piuttosto certa che tra 10 anni questa percentuale si avvicinerà al 20%. Si parla di un mercato che entro il 2025 potrebbe raggiungere un volume d’affari di circa 400 mld di dollari: è un vero e proprio mega trend. L’abbiamo visto anche recentemente: dal lockdown a oggi, la scuola ha subito una vera rivoluzione. Con l’utilizzo di una nuova didattica integrata che ha permesso agli studenti di continuare con il loro percorso formativo. E sono questi i temi, i pilastri strategici, i mega trend del futuro, che in quest’ultimo anno hanno avuto un’accelerazione pazzesca registrando una sovraperformance rispetto al mercato.
 
F:  Eccoci alla fine di questa intervista, ricca di spunti di riflessione che Margherita, grazie alla sua esperienza personale e professionale, ha descritto con cura per tutti coloro in ascolto che desiderano lavorare nella finanza. Abbiamo scoperto che finanza e sostenibilità possono essere temi complementari e contribuire a creare nuovi mercati e nuovi vantaggi competitivi. Fare attività extra-curriculari o esperienze all’estero, lavorare sulle soft skills e uscire dalla zona di comfort sono alcuni dei suggerimenti di Margherita per riuscire ad applicare, nel mondo del lavoro: disciplina, scopo e gratitudine. 

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