Personal development e finanza: i consigli di Margherita Casale per vivere al meglio l'università

Bisogna regalarsi chances, bisogna lasciarsi stupire, mettersi alla prova, cadere, rialzarsi, imparare...e oggi abbiamo abbastanza stimoli dal mondo esterno, che non esagero a dire che possiamo fare e diventare tutto ciò che possiamo immaginare. Ma per far ciò abbiamo bisogno di tre ingredienti essenziali: la disciplina, lo scopo e non ultima anzi la più importante, la gratitudine.
Margherita Casale, Alumna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile marketing strategico di Lynceus Partners ed eccellente esempio di finanza al femminile, ci racconta quanto sia importante saper cogliere a pieno le opportunità che il periodo universitario ci offre e quali possano essere le esperienze più sfidanti e arricchenti. Ma ci parlerà anche del legame tra finanza e sostenibilità, e di come quest’ultimo stia cambiando il futuro.

Margherita, hai saputo cogliere e sfruttare al meglio le occasioni di studio e di esperienza personale, fino dai tempi dell’Università. Prima di cominciare, puoi raccontarci quando è nato l’interesse per la finanza?

Fin da sempre ho avuto un interesse naturale verso temi di attualità e la voglia di saperne di più: la curiosità di approfondire alcuni meccanismi che governano la nostra economia mi ha spinto in maniera del tutto naturale a scegliere questo percorso, senza grandi dubbi o esitazioni.  Ogni giorno mi sono lasciata un po’ stupire da quello che ci offrono le persone che ci circondano, da quello che ci offre il contesto universitario, e poi da ciò che ci offre quello lavorativo, e lavorare in una banca di investimento a respiro internazionale e leader in questo settore è qualcosa di cui sono immensamente grata.  Ma preciso: non mi sento arrivata, anzi, ora sono ad un punto di partenza, non di arrivo.E non sono grata perché sul curriculum posso mettere un nome altisonante di una banca riconosciuta a livello mondiale, ma perché ho avuto ed ho la fortuna di lavorare con delle persone fantastiche che non hanno avuto paura di darmi tanta fiducia, responsabilità e visibilità. Soprattutto all’inizio della propria carriera è più importante scegliersi il capo anziché il lavoro: un buon capo riesce a coinvolgerti, travolgerti e farti amare il lavoro che fai, e questo penso che sia la più grande soddisfazione che si può capitalizzare nel tempo. 

Quale ritieni essere il giusto approccio ad un settore che per definizione è imprevedibile, dinamico e sfaccettato? E quali sono a tuo avviso tre keyword che possono guidare un giovane neolaureato che, all’inizio della propria carriera, si approccia al settore della finanza? 

Lavorare dove lavoro non era una cosa che avevo previsto, non ho mai fatto progetti a lungo termine in verità: mi piace molto vivere il presente, il qui e adesso. Raramente le cose vanno come tu le programmi: gli imprevisti a volte sono l’unica certezza e l’unica soluzione per pensare in maniera strutturata e agire in maniera istintiva. Ci sono molte probabilità che il lavoro che attualmente svolgo io o che fanno altri milioni di persone, tra dieci o quindici anni non esisterà più. Quindi che si fa? Si smette di lavorare? Bisogna regalarsi chances, lasciarsi stupire, mettersi alla prova, cadere, rialzarsi, imparare...e oggi abbiamo abbastanza stimoli dal mondo esterno che possiamo fare e diventare tutto ciò che immaginiamo. Ma per far ciò abbiamo bisogno di tre ingredienti essenziali: la disciplina, lo scopo e non ultima anzi la più importante, la gratitudine. 

Quanto ha giocato, ai fini della tua formazione professionale, aver preso parte ad attività extra-curriculari? 
 

Quelle sono le esperienze che mi hanno maggiormente arricchito e mi hanno fatto crescere. L’università in generale penso non debba essere semplicemente frequentata, ma deve essere vissuta pienamente: è un luogo di scambio, di confronto, di dibattito, di attività culturali e di network. Ho conosciuto tante persone che mi hanno ispirato e arricchito: ho avuto l’opportunità di svolgere il ruolo di rappresentante degli studenti nel consiglio di facoltà di scienze bancarie ed essere eletta è stato sicuramente un onore, ma anche un onere che mi ha spinto fuori dalla mia comfort zone e a relazionarmi con le varie gerarchie del mondo accademico. In attività di associazionismo come queste ho speso veramente tanto tempo ma ad oggi penso sia stato il tempo meglio impiegato, perché è grazie ad attività di questo tipo che oggi in ambito lavorativo mi risulta facile destreggiarmi con tutti i livelli delle piramidi e delle strutture aziendali. Ho imparato a sentirmi a mio agio e ad adattarmi alle situazioni più improbabili. 

Durante il percorso universitario hai potuto cogliere l’opportunità di studiare presso alcuni programmi internazionali come l’Harvard Business School e la London School of Economics and Political Science. Che cosa ha contraddistinto la tua formazione all’estero e quale l’insegnamento che hai tratto da queste importanti esperienze?

Le esperienze all’estero sono utili tanto quanto le attività extra-curricolari: ci spingono a uscire dalla comfort zone e a fare i conti con quelli che sono i propri limiti, perché tutti abbiamo dei limiti e dobbiamo riconoscerlo. Sono esperienze dove conta lo spirito con cui le affronti: se vuoi fare una summer school solo perché fa trend e vuoi riempire la casella “all’estero” sul tuo curriculum, consiglio vivamente di risparmiare tempo e denaro in qualcosa di più profittevole. Per cogliere tutto ciò che può offrire un periodo vissuto all’estero è necessario uno spirito d’avventura: bisogna avere la necessità di immergersi in quello che è il nuovo mondo che ti approcci a conoscere e se si parte da soli tanto meglio perché il processo di integrazione sarà ancora più veloce ma soprattutto autentico. Per concludere, sì le esperienze all’estero attive, no alle esperienze all’estero passive.  

Quali sono i punti in comune tra la finanza e sostenibilità? Credi che il futuro della finanza possa passare attraverso il tema della sostenibilità?

Oggi si cerca sempre di più esposizione all’ impacting investing: oggi gli investitori non cercano solo profitti finanziari ma desiderano poter influire positivamente sulla società e sull’ambiente  La sostenibilità sta diventando un valore essenziale in tutti i campi e dal punto di vista degli investimenti è stato dimostrato che subordinare la scelta dei titoli ai criteri di ESG ( i criteri ambientali sociali e di governance) migliora la gestione del rischio senza ridurre i rendimenti. Le aziende più efficienti dal punto di vista della sostenibilità ottengono in media migliori performance operative, sono meno rischiose, hanno costi di indebitamento e di capitale più contenuti e di rimborso su investimenti più redditizi. C’è quindi una correlazione positiva tra la sostenibilità di una società e la sua performance finanziaria che riguarda tutte le asset class, le azioni, i mercati immobiliari, e che viene riscontrata sia sui mercati sviluppati che su quelli emergenti anzi, in modo più marcato su questi ultimi.   

Quanto è importante nel mondo della finanza cogliere con anticipo i futuri trend del mercato e quali saranno a tuo avviso le future evoluzioni di un settore che proprio per sua natura è dinamico e sfaccettato? 

Il tempo è tutto, e in un tempo in cui l’unica costante è il cambiamento, il mondo della finanza ha il ruolo di individuare e di analizzare le forze strutturali e i megatrend che plasmano il nostro mondo per creare valore con delle soluzioni di investimento in ottica prospettica. E i trend in atto sono molteplici: la sostenibilità, la sicurezza e la cyber security, la digitalizzazione del sistema sanitario, la didattica online…se pensiamo anche solo all’ultimo anno e all’emergenza della pandemia, è facile rendersi conto di come sia necessario adattare il mercato alle necessità del tempo e fornire delle soluzioni.

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