Perché le parole sono importanti: Mariangela De Luca racconta come la letteratura può ampliare la nostra esperienza di vita.

Mariangela De Luca, docente di italiano, ci spiega quante porte ci apre la conoscenza della nostra lingua. Propone, prima ai suoi ragazzi e poi su Instagram, “La rubrica delle parole perdute”, in cui riscopre termini e di modi di dire accompagnati dal loro significato. Partendo dal suo amore per Dante, ci racconta il suo approccio alla lettura e come trasmette questa passione ai suoi studenti ogni giorno.

“La rubrica delle parole perdute”: cinque minuti alla fine di ogni lezione di italiano in cui coinvolgi i tuoi alunni nella scoperta di termini e di modi di dire di autori molto celebri. Come è nata questa idea meravigliosa e qual è stata la reazione dei tuoi ragazzi? 

Ha sempre aleggiato nell’aere,  perché ho sempre utilizzato un linguaggio articolato, desueto, e quindi spesso mi soffermavo a spiegare il significato di quanto detto, così da fare assimilare questi termini ai ragazzi. Giacché credo molto nel momento ricreativo degli ultimi cinque minuti, in cui uno dà modo loro di riposarsi, ho pensato di sfruttarli in maniera ludica, per spiegare loro delle parole particolari che abbiamo incontrato. E così è nata l’idea dei cinque minuti finali. Poi devo dire che ha riscosso successo. E’ piaciuta molto, i ragazzi si divertono. 

Quanto è importante e quanto rende attivi i ragazzi l'aspetto ludico? Secondo te, è uno degli ingredienti fondamentali per risvegliare in loro la sensibilità, la creatività e la curiosità? Ci sono anche altri ingredienti fondamentali per questo?

Il giusto sta nel mezzo, quindi essere a volte autoritari, perché è fondamentale sennò non c’è rispetto comunque proprio della figura e delle regole, ma allo stesso tempo essere tranquilli quando e ove possibile. In questo bilanciamento  l’aspetto ludico è fondamentale. Se si crea un buon clima, e infatti io sono la prima a scherzare, si apprende con molta più facilità e, soprattutto, con piacere.

Quest’anno abbiamo visto un clima completamente diverso a scuola,a causa della pandemia. Come hanno vissuto e come stanno vivendo i ragazzi questa situazione, lontano dal loro ambiente scolastico? 

Purtroppo non bene. C’è una maggiore chiusura, sono diventati molto più taciturni. Anche in presenza classi normalmente un po’ più turbolente rimangono silenti. Secondo me, quello che loro desiderano in questo momento è ritrovare una certa socialità. Hanno perso un po’ quella spensieratezza, come se avessero dovuto mostrare proprio una maturità eccessiva, per fronteggiare la situazione, per la loro età. Uno cerca di spronarli come può,  ma vederli con questo sguardo ti dà un brivido. All’età di tredici, quattordici anni ci dovrebbe essere un altro spirito e un’altra linfa vitale.

Quali sono gli autori o le opere che piacciono, di solito, di più ai tuoi ragazzi?

In quinta piace tantissimo Verga perché piace tantissimo la tematica un po’ del diverso. La novella “La Lupa” è la preferita dei miei alunni: questa donna che andava seducendo gli uomini del paese.  Questo scatena una risata generale, ma facendo così riescono a riscoprire questi autori con un piglio diverso. Ci sono delle cose che, se ancorate a delle tematiche ancora moderne, possono rimanere più impresse. 

Tu sei particolarmente attiva sui social, dove porti la tua esperienza di insegnante. Come riesci a coniugare questo tipo di comunicazione, basata su un linguaggio semplice ed immediato, con dei contenuti decisamente più lenti e complessi da elaborare?

Nasce tutto da una rimodulazione. E’ chiaro che i contenuti che tratto sono antichi e richiedono anche tempo, proprio per essere compresi ed interiorizzati. Però d’altro canto, con una buona rimodulazione, si può mantenere comunque un livello lessicale alto, dei contenuti che rispettino la magnificenza della nostra lingua, seppure abbinati a una comunicazione fulminea. E’ chiaro che vorrei dire di tutto un po’, e delle volte proprio per fare la cernita spendo tanto tempo. Però scelgo quei particolari che possono interessare maggiormente. Inoltre è  opportuno sapersi organizzare. Più acquisisci dimestichezza, più vai veloce. Non so fin quando porterò avanti queste rubriche, però so che sono degli strumenti molto validi anche per i miei alunni. Per cui mi piace molto che loro possano andare a ricontrollare delle cose, possano trovare delle informazioni e possano spaziare. Per far capire loro che la cultura non è solo libro, noia. Può essere tante cose diverse. 

Conosciamo la tua passione per Dante. Secondo te, perché rimane sempre così attuale come autore? 

Per me l’importanza di Dante si gioca su due binari Il primo è l’aspetto linguistico: lui è stato un grande neologista, ha inventato delle parole nuove, rifacendosi ad un bacino antico, e addirittura ha riabilitato alcune parole. Il secondo aspetto è quello legato proprio alla nostra vita. Lui ci spiega che, fondamentalmente, non è perfetto, però è perfettibile l’uomo. Così come lui stesso mostra di essere. Io non sono esente da peccato, come faccio a riprendere la retta via? Proprio questo insegnamento: la spinta a migliorarsi continuamente. Questo suggerimento è il suo più grande lascito.  Perché tutti possono avere un momento di difficoltà, però sta tutto nella nostra facoltà di voler cambiare le cose. 

Tu fai anche video in latino.  Secondo te cos’ha di affascinante il latino e quanto è importante studiarlo ancora oggigiorno?

Tantissime parole derivano dal latino. La sua conoscenza ti permette di accedere a più mondi. Perché dovremmo rinunciare ad una cosa così bella ed unica? Perché dovremmo rinunciare a questo tipo di apertura?  Perché, quando ci siamo, non vivere con tutte le possibilità? Il linguaggio apre mondi. E più parole si hanno per pensare un concetto, quindi se io lo riesco a pensare, declinandolo in più maniere, più ho una mente più elastica. Perché rinunciare a tutto questo?

Spesso la lettura si offre come rifugio, quando stiamo attraversando momenti difficili. Hai un autore o un’opera in particolare che occupano questo tuo spazio privato?

Ciascuna lettura si ricollega ad un momento differente, in base a cosa sto cercando in quel periodo specifico. Attualmente sono alla ricerca, come spesso accade prima dell’avvento dell’estate, della brezza di mare. Infatti sto leggendo Raffaele La Capria, che nei suoi libri ti fa immergere completamente in queste acque capresi. Sul genere mi viene in mente anche il racconto “Estate”, raccolto nei sillabari di Parise. Poi leggo prevalentemente italiano. Un po’ per quello che insegno, un po’ proprio perché tradurre è tradire. Mi piace che quel pensiero sia stato creato in italiano e che io lo possa leggere in italiano. Ovviamente il mio capolavoro di riferimento è la Divina Commedia, mentre tra i moderni saltello di qua e di là. E quando si legge ad un ritmo particolarmente serrato, si va un po’ in overdose. Non sempre ricordo quello che leggo, non dò il tempo di decantare. Il cervello ha proprio bisogno dei suoi tempi e la lettura richiede anche lentezza.

A me è capitato anche di rileggere più volte lo stesso libro. 

Mi è successo con due libri. “Le memorie di Adriano”, perché l’avevo letto in un’età in cui non l’avevo neanche capito bene, perché ero troppo acerba. Quando succede ti rimane una cattiva impressione e ti precludi la possibilità di rileggerlo in tempi in cui, invece, sarebbe opportuno farlo. Mi ero già resa conto da sola di non aver capito proprio tutto e quindi l’ho riletto. E poi mi è successo con “Il museo dell’innocenza” di Pamuk, uno dei miei libri preferiti a tema amore. E quindi ho voluto rileggerlo. A me purtroppo, alle medie, è stato fatto odiare “Il Gattopardo” , con letture noiose e monotone fatte in classe. In prima media non hai capacità. E’ un libro molto, molto bello, ma anche molto articolato. Poi “Il Gattopardo” l’ho letto due volte dopo, in età matura, però mi son dovuta scrollare di dosso quel ricordo ombroso che avevo dalle medie. Quindi, soprattutto se si insegna, non si può prescindere dalla propria esperienza, perché tutto ciò che tu non avresti voluto vivere, non lo devi far rivivere. 

Mi piacerebbe tanto, come se noi fossimo alla fine della tua lezione di italiano, tu ci facessi una piccola rubrica delle parole e ci lasciassi una parola e ci spiegassi appunto il suo significato, come hai sempre fatto e come fai.

Vi lascio con queste tre parole. Una è la prestezza. Di solito si pensa che quando si fa qualcosa in maniera veloce, rapida, si debba essere necessariamente superficiali. Invece gli antichi ci credevano tantissimo in questa cosa ed era la prestezza, ed era la velocità associata all’efficienza. Quindi faccio qualcosa di rapido, ma di perfetto. La seconda è poi l’alterezza, che è l’alto sentire di sè. Come io valuto me stesso in termini non superbi, ma di dignità. Ho consapevolezza di me stesso e difendo i miei principi. E poi abbiamo la baldanza, che è una sorta di sicurezza. Un po’ di senso di autoefficacia. Bisogna crederci.  Ad esempio tutto questo progetto di parole nasce in quarantena, sfruttando proprio questo tipo di spinta, a Marzo. Reinventarsi, quello dev’essere il motto. Da necessità, virtù.

Ascolta ora l'audio intervista